DARIO PICARIELLO









L’acqua le bagna come il vento le calpesta,2021
Exhibition view _Photo courtesy  LABS contemporary art

Ph. Carlo Favero












L’acqua le bagna come il vento le calpesta,2021
Cinquantaquattro, contact photo print on silk, blueback paper,
photographic silk studio umbrella, Ø200 x 75 cm ca.

_Photo courtesy  LABS contemporary art

Ph. Carlo Favero












L’acqua le bagna come il vento le calpesta,2021
Fior di Melarancio, photographic print on paper hahnemühle 200g,
60 x 170 cm Polyptych composed of four pieces.

_Photo courtesy  LABS contemporary art

Ph. Carlo Favero











L’acqua le bagna come il vento le calpesta,2021
Le buone misure, contact photo print on silk, blueback
paper, photographic stands, 150 x 250 cm ca.

_Photo courtesy  LABS contemporary art

Ph. Carlo Favero










L’acqua le bagna come il vento le calpesta,2021
L’acqua le bagna come il vento le calpestaphotographic print on hahnemühle 200g paper,
30 x 50 cm each. Polyptych composed of ten pieces.

_Photo courtesy  LABS contemporary art

Ph. Carlo Favero






L’acqua le bagna come il vento le calpesta,2021
Non mi mandà più baci per la strada, printing contact photography on organza,
photographic fans, paper blueback, 460 x 100 x 50 cm ca.

_Photo courtesy  LABS contemporary art

Ph. Carlo Favero






L’ACQUA LE BAGNA COME IL VENTO LE CALPESTA
2021




Gli interventi installativi, realizzati con diversi materiali e tecniche, sono messi in mostra grazi all’impiego di attrezzatura del backstage fotografico, come ombrelli o stativi. L’attenzione è rivolta al medium fotografico, ponte di unione tra il passato e presente: le immagini fotografiche vengono modificate digitalmente, trasferite con acidi su tessuti oppure stampate su carta blueback fatta a striscioline, per essere poi utilizzata per ricamare parole, secondo pattern decorativi di abiti cerimoniali o immagini naturali.
I canti selezionati per questa occasione hanno origini e periodi differenti; ad intrecciarli il tema comune della violenza, sia essa fisica, verbale o psicologica. Ogni opera racconta una difficile problematica, presentata attraverso brevi versi intrecciati su tessuti.
Il primo lavoro, Cinquantaquattro, riprende un canto tradizionale orale dell’Alto Jonio Cosentino per mostrare le difficili condizioni di lavoro dei braccianti nei campi. Il lavoratore, disposto a sottoporsi a dure fatiche, pur di non perdere la propria occupazione, unica fonte di sostentamento per tutta la sua famiglia, crea un rapporto di “dipendenza” con il proprietario terriero. Fenomeno tutt’oggi riscontrabile e di cui spesso sono protagoniste le classi subalterne, costrette ad accettare ogni sorta
di sopruso pur di non perdere il proprio lavoro o incorrere nella pubblica umiliazione.
L’opera intitolata Le buone misure riprende i versi di A Partannisa, canto di ragazze nella raccolta delle olive, antichissima canzone popolare siciliana. Un appello di una ragazza che prega la mamma di non mandarla al mulino per non sottostare agli abusi del mugnaio.
La terza installazione, infine, mette in scena una relazione amorosa mai consumata e giunta a un capolinea. Echeggiano nell’aria i versi di Strambellate, stornello cantato in prima persona:

“non mi mandà più baci per la posta
che per la strada perdono il sapore
se tu me li voi dare dammegli in bocca
così si proverà cos’è l’amore [...]”

La mostra si conclude con l’esposizione di due fotografie esposte come una sorta di polittico. Le immagini presentate sono il risultato di un procedimento digitale: la fotografia viene letta da un software non adatto a codificarne il formato digitale originale, producendo un errore, o glitch.
L’immagine ottenuta viene stampata a contatto su carta, restituendoci apparizioni che si collocano in una spazialità indefinita e vibrante.


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The installation interventions, made with different materials and techniques, are put on display thanks the use of photographic backstage equipment, such as umbrellas or stands.
The installation interventions, made with different materials and techniques, are put on display thanks the use of photographic backstage equipment, such as umbrellas or stands. The focus is on the photographic medium, a bridge between the past and the present: photographic images come digitally edited, acid-transferred onto textiles or printed on blueback paper made a strips, to be then used to embroider words, according to decorative patterns of clothes ceremonial or natural images.
The songs selected for this occasion have different origins and periods; to intertwine the theme commonality of violence, be it physical, verbal or psychological. Each work tells a difficult issue, presented through short verses intertwined on fabrics.
The first work, Cinquantaquattro, takes up a traditional oral song in the Alto Jonio Cosentino to show the ha working conditions of laborers in the fields. The worker, willing to undergo hard work, in order not to lose his job, the only source of sustenance for his family, creates a relationship of "dependence" with the landowner.
Phenomenon still today verifiable and of which the subordinate classes are often the protagonists, forced to accept all sorts of abuse in order not to lose their job or incur public humiliation. The work entitled Le Buone Misure (The good measures) takes up the verses of A Partannisa, song of girls in the harvesting of the olives, an ancient Sicilian folk song. A call from a girl who prays her mother not to send it to the mill so as not to submit to the miller's abuses. Finally, the third installation displays a love affair that has never been consummated nor come to an end. The verses of Strambellate, a song sung in the first person, echo in the air:

“He won't send me kisses in the mail anymore
that lose their flavor on the street
if you give them to me give them in my mouth
so you will feel what love is [...] "

The exhibition ends with the exhibition of two photographs exhibited as a sort of polyptych. The images presented are the result of a digital process: the photograph is read by a software not suitable for encoding the original digital format, producing an error, or glitch. The image obtained is printed in contact on paper, giving us back appearances that are placed in an indefinite and vibrant spatiality.