DARIO PICARIELLO




(C.3) NON VOGLIO DIRE LE MIE PENE AL SOLE..., 2020



I don’t want to tell the sun my sorrows belongs to a broader research inspired by the tradition of southern folk songs. Divided into cycles, they mark the stages of human existence and work.

The third cycle is dedicated to the chants of the wedding rites. I don’t want to tell the sun my sorrows  fearing that it will lose its light, I will tell the moon which renews every month tells about the lack of communication that can happen during a love relationship over time: the daily gestures that constellate relationships risk becoming mechanical, taken for granted, as if they were performed with closed eyes, till they turn into different and incomprehensible languages.

The image of a hand caressing some flowers is read by a software unable to encode its original digital format, sending back an error, or glitch, which rarefies its likeliness. The photograph is contact printed through an acid which impresses the ink on paper.

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Non voglio dire le mie pene al sole è parte di un progetto più ampio, ispirato alla tradizione dei canti popolari italiani meridionali. Divisi in cicli, essi scandiscono le fasi dell’esistenza e del lavoro umani.

Il terzo ciclo è dedicato ai canti dei riti nuziali. Non voglio dire le mie pene al sole temendo che perda la sua luce, le dirò alla luna che ogni mese si rinnova racconta della mancanza di comunicazione che può caratterizzare il rapporto amoroso nel corso del tempo: i gesti quotidiani che punteggiano le relazioni rischiano di diventare meccanici, scontati, come fossero compiuti ad occhi chiusi, fino a diventare lingue diverse e incompatibili.

L’immagine di una mano che accarezza dei fiori viene letta da un software non adatto a codificarne il formato digitale originale, producendo un errore, o glitch, rarefandone la verosimiglianza. La fotografia è stampata a contatto attraverso un acido che imprime su carta l’inchiostro.